I tesori di Pennabilli raccontati dagli antiquari
Dall’affresco perduto di un palazzo distrutto dalla guerra a un’opera di Dario Fo, passando per la camelia di Coco Chanel e una porta del Seicento tornata a nuova vita
Pennabilli (RN) – Dietro ogni oggetto antico si nasconde una storia. A volte è una vicenda di ricerca e scoperta, altre un incontro fortuito, un’eredità di famiglia o il legame con personaggi che hanno lasciato un segno nella storia dell’arte e della cultura. Con la seconda puntata de I tesori di Pennabilli raccontati dagli antiquari prosegue il viaggio tra alcuni dei pezzi più curiosi e affascinanti della 55ª Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato, attraverso i racconti di chi li ha scelti, studiati e portati a Pennabilli.
Il dipinto che ha restituito la memoria di un palazzo perduto
Porto di Anzio Antichità
A volte una scoperta comincia con una semplice scritta vergata a mano sul fondo di un disegno. È quello che è accaduto a Pier Gabriele Vangelli de’ Cresci di Porto di Anzio Antichità quando si è trovato davanti a un grande acquerello ottocentesco accompagnato da poche parole: «eseguito in Pisa nel Palazzo dei Conti Alliata».
Un indizio sufficiente per accendere la curiosità di un antiquario, ma non per raccontare una storia.
Chi era l’autore? Cosa rappresentava davvero quell’opera? E soprattutto, che fine aveva fatto il palazzo citato nell’iscrizione?
Per trovare le risposte, Vangelli de’ Cresci ha deciso di avviare una vera e propria ricerca, coinvolgendo la storica dell’arte Alessandra Imbellone. Quello che sembrava un semplice studio preparatorio si è rivelato poco alla volta qualcosa di molto più importante.
Le ricerche hanno portato all’identificazione dell’autore, il pittore fiorentino Paolo Sarti (1794-1853), e del soggetto: la monumentale Vittoria di Costantino contro Massenzio, affresco realizzato intorno al 1850 per il Palazzo dei Conti Alliata di Pisa.
Ma il colpo di scena arriva alla fine dell’indagine.
Il palazzo, infatti, non esiste più. Distrutto nel secondo dopoguerra per fare spazio al nuovo Palazzo di Giustizia, sembrava aver portato con sé anche la memoria dell’affresco. Invece, grazie ad alcune fotografie realizzate nel 1948 dallo Studio Tortolini e conservate negli archivi della Soprintendenza, è stato possibile ritrovare le immagini dell’opera originale e confrontarle con il disegno oggi esposto a Pennabilli.
Così, quello che poteva apparire come un raffinato acquerello ottocentesco si è trasformato in qualcosa di più: una finestra aperta su un palazzo perduto, su un artista quasi dimenticato e su una pagina di storia cittadina riportata alla luce grazie alla tenacia di chi ha scelto di seguirne le tracce.
Dario Fo tra mostra e collezionismo
Andrea Mazzoldi – Il Mercante d’Arte
Nel programma Fuori Mostra di Pennabilli Antiquariato trova spazio anche la mostra dedicata al centenario della nascita di Dario Fo, che racconta il lato meno conosciuto del Premio Nobel: quello di pittore, illustratore e artista visivo.
E gli appassionati di Fo potranno imbattersi in una seconda curiosità anche tra gli stand della Mostra Mercato.
Nello spazio espositivo di Andrea Mazzoldi è infatti proposta un’opera proveniente dalla collezione di Cesare Lisandria, figura storica della promozione culturale italiana, organizzatore di mostre e per molti anni stretto collaboratore e amico personale dell’artista.
Si tratta di una vivace composizione popolata da cavalli in movimento, un soggetto che restituisce tutta l’energia e la libertà espressiva che caratterizzano il linguaggio figurativo di Fo. Nel corso degli anni Lisandria ha curato numerose iniziative dedicate al Premio Nobel e il loro rapporto professionale si è trasformato in una sincera amicizia. Non era raro che Fo donasse opere e disegni alle persone che gli erano più vicine: anche questo lavoro nasce da quella consuetudine e porta con sé una storia che va ben oltre il semplice valore collezionistico.
«Speriamo quasi di non venderla», racconta sorridendo Mazzoldi. Una battuta che lascia intuire il legame affettivo nato attorno a quest’opera, rimasta a lungo nello studio della moglie Valentina, grande appassionata di cavalli.
Così, accanto all’omaggio che Pennabilli dedica a Dario Fo nel centenario della sua nascita, i visitatori avranno anche l’occasione di scoprire un’opera acquistabile legata a una delle persone che ne hanno condiviso più da vicino il percorso umano e professionale.
La camelia di Coco Chanel
E.L.A. Antichità
Ci sono simboli che sopravvivono agli stilisti, alle mode e persino alle epoche. Per Coco Chanel era la camelia. Un fiore semplice, senza profumo, che la stilista francese trasformò in uno degli emblemi più riconoscibili della sua maison.
La leggenda racconta che Chanel se ne innamorò osservando le camelie appuntate sul costume della protagonista della Dama delle Camelie. Da allora quel fiore divenne una presenza costante nel suo universo creativo: comparve sugli abiti, nei ricami, nei gioielli e negli accessori, fino a trasformarsi in uno dei simboli più iconici della storia della moda.
Non era una scelta casuale. Chanel vedeva nella camelia un ideale di eleganza essenziale e senza tempo. Nel corso degli anni quel fiore è diventato il simbolo di una femminilità sofisticata ma indipendente, capace di affermarsi senza ostentazione.
A Pennabilli quella storia riaffiora attraverso una raffinata parure proposta da E.L.A. Antichità: anello e orecchini realizzati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta in oro e agata bianca. Un’interpretazione inconsueta della celebre camelia, resa ancora più preziosa dalla scelta di materiali nobili al posto della tradizionale bigiotteria.
«Mi piace perché racconta molto più di quello che sembra», spiega l’antiquario. «È un gioiello elegante, ma allo stesso tempo porta con sé tutto l’immaginario legato a Coco Chanel e a una femminilità che continua a parlare anche alle donne di oggi».
Una di quelle piccole meraviglie che difficilmente passano inosservate agli occhi di una donna: non solo un gioiello, ma un frammento di storia della moda da indossare.
Quando una porta diventa un’opera d’arte
Antichità Ceci Quinto
Non tutti i tesori dell’antiquariato nascono per essere esposti in una galleria o custoditi in una collezione. Alcuni sono stati creati per accompagnare la vita quotidiana e proprio per questo raccontano, forse meglio di altri, il gusto e l’immaginario di un’epoca.
È il caso di una porta decorata del Seicento proposta da Antichità Ceci Quinto, proveniente da un antico edificio di San Giuliano Mare. A renderla speciale non è soltanto l’età, ma la sorprendente decorazione pittorica che la trasforma in una sorta di quadro monumentale: figure di guerrieri, dettagli ornamentali e tracce di una storia lunga secoli.
Sopravvissuta ai cambiamenti dell’edificio che la ospitava e arrivata fino a noi in condizioni straordinariamente buone, la porta è stata oggetto di un attento intervento conservativo che ne ha preservato la materia originale.
Oggi non separa più una stanza dall’altra, ma continua a fare ciò che ha sempre fatto ogni buon oggetto antico: raccontare una storia. E ricordarci che anche gli elementi più comuni della vita quotidiana possono trasformarsi, con il passare del tempo, in autentiche opere d’arte.