I tesori di Pennabilli raccontati dagli antiquari
Dalla Cina imperiale alle botteghe parigine, passando per mobili trasformabili, angoliere dipinte, piccole opere devozionali e un’insolita orchestra di ranocchie e i segreti del restauro
Pennabilli (RN) – Ci sono oggetti che raccontano storie di viaggi, incontri e trasformazioni. Alcuni hanno attraversato continenti prima di arrivare fino a noi, altri nascondono funzioni inaspettate o testimoniano saperi artigianali oggi quasi scomparsi. Accanto agli antiquari, c’è poi chi lavora ogni giorno per conservare questo patrimonio e tramandarlo nel tempo. La terza puntata de I tesori di Pennabilli raccontati dagli antiquari accompagna i visitatori alla scoperta di alcune delle curiosità più sorprendenti presenti alla 55ª Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato.
Un vaso nato in Cina e completato a Parigi
Bonanomi Antiquario
Ci sono oggetti che sembrano raccontare il mondo intero. È il caso del raffinato vaso proposto da Bonanomi Antiquario, nato in Cina e trasformato in Francia prima di arrivare, quasi due secoli dopo, a Pennabilli.
La sua storia comincia in Oriente, dove viene realizzata la preziosa porcellana Celadon, tra le più apprezzate della tradizione cinese. Destinata all’esportazione verso l’Europa, la porcellana intraprende un lungo viaggio che la porta fino a Parigi, dove nella seconda metà dell’Ottocento viene impreziosita da una raffinata montatura in bronzo dorato.
È qui che nasce l’oggetto che vediamo oggi: non più soltanto una porcellana cinese e non ancora un manufatto francese, ma l’incontro tra due mondi, due tradizioni decorative e due modi diversi di intendere il lusso.
«È proprio questo che mi affascina», racconta l’antiquario. «Nasce in Cina ma trova la sua forma definitiva in Francia. È il risultato di due culture che si incontrano.»
Ritrovato in una residenza privata del bresciano, il vaso racconta una stagione in cui l’Europa guardava all’Oriente con meraviglia e collezionare significava spesso portare dentro casa un frammento di mondo lontano.
La sedia che diventa tavolo
Antiques Par Force
A prima vista sembra una semplice poltrona da scrittoio. Bastano però pochi secondi per scoprire che nasconde un segreto.
Proposta da Antiques Par Force, questa curiosa seduta toscana in ciliegio del primo decennio dell’Ottocento, con la sua pelle verde originale ancora perfettamente conservata, è in realtà un mobile trasformabile. Grazie a un ingegnoso sistema di guide e incastri, la poltrona ruota e si trasforma in un piccolo tavolo.
Un oggetto nato in piena epoca napoleonica, quando il gusto per la funzionalità e per le invenzioni meccaniche trovava spazio anche nell’arredo domestico.
«È uno di quei mobili che sorprendono ancora oggi», racconta l’antiquario. «Quando lo si vede trasformarsi, la prima reazione è sempre la stessa: stupore.»
Ad accrescerne il fascino contribuisce anche la provenienza, legata alla collezione della storica galleria romana di Franco Di Castro.
A portarlo a Pennabilli sono i giovani antiquari di Antiques Par Force, espressione di una nuova generazione che guarda all’antiquariato con curiosità e passione, dimostrando come questo mondo continui a rinnovarsi senza perdere il fascino della scoperta.
Le angoliere della scuola di Camerino
Antichità Mazzoli
Ci sono mobili che nascono per occupare uno spazio marginale della casa e finiscono per diventarne i protagonisti.
È il caso di questa coppia di angoliere laccate e dipinte della seconda metà del Settecento, proposta da Antichità Mazzoli. Provenienti dalle Marche, sono attribuite alla celebre scuola di Camerino, uno dei più importanti centri italiani per la produzione di mobili decorati.
Le angoliere sono state ritrovate dall’antiquaria in una casa nei pressi di Caprino Bergamasco, dove erano custodite da una famiglia che le aveva acquistate molti anni prima.
«Mi hanno colpito subito», racconta. «Non capita spesso di trovare una coppia così ben conservata e con una qualità decorativa di questo livello.»
Le delicate pitture e la qualità della laccatura raccontano una tradizione artigianale che raggiunse livelli altissimi, tanto che alla scuola di Camerino furono affidati anche importanti lavori per la Biblioteca Vaticana.
Un incontro fortunato che ha riportato alla luce due testimonianze di una delle più raffinate tradizioni decorative italiane.
Una Natività in miniatura
Santa Barbara Art Gallery
A volte le opere più piccole sono quelle che richiedono uno sguardo più attento.
È il caso di questa raffinata Natività toscana del XVII secolo proposta da Santa Barbara Art Gallery, custodita all’interno di una preziosa architettura in ebano arricchita da inserti di lapislazzuli e avorio.
Al centro della scena non c’è tanto l’evento sacro quanto il rapporto tra una madre e un figlio. Maria stringe il Bambino in una rappresentazione intima e raccolta, mentre San Giuseppe rimane sullo sfondo, presenza discreta ma vigile. L’attenzione sembra concentrarsi soprattutto sul gesto della cura, sulla tenerezza e sulla protezione.
Più che una semplice scena religiosa, l’opera appare come una piccola ode alla maternità. Un’immagine domestica e universale che riesce ancora oggi a parlare a chi la osserva, ben oltre il suo significato devozionale originario.
A rendere ancora più affascinante questo piccolo scrigno seicentesco contribuiscono i materiali preziosi e la raffinata esecuzione, testimonianza di una cultura artigianale capace di unire devozione, arte e sapienza tecnica.
L’orchestra delle ranocchie
Antichità Brandina
Tra i pezzi più curiosi presenti a Pennabilli Antiquariato c’è senza dubbio una piccola orchestra molto speciale.
I musicisti, però, non sono uomini. Sono ranocchie.
Proposto da Antichità Brandina, il gruppo è composto da una serie di porcellane ottocentesche di area austro-tedesca che raffigurano simpatiche rane intente a suonare diversi strumenti musicali. Un vero e proprio ensemble in miniatura, nato come raffinato soprammobile e destinato a portare nelle case un tocco di ironia e leggerezza.
«Sono oggetti che fanno sorridere appena li si vede», racconta l’antiquario. «E non è una qualità così comune.»
Provenienti da una famiglia di origine austro-tedesca legata a Rimini, queste porcellane trasformano un’orchestra in una piccola scena teatrale. Un esempio di quell’antiquariato curioso e sorprendente che riesce ancora oggi a conquistare anche chi non si considera un collezionista.
Perché, in fondo, il fascino dell’antiquariato non sta soltanto nella rarità o nel valore delle opere, ma anche nella capacità di continuare a stupire. Anche quando a farlo sono delle ranocchie musiciste.
Il pronto soccorso delle opere d’arte
Campagnola Restauro
Tra gli stand di Pennabilli Antiquariato c’è anche chi non espone opere da vendere, ma lavora perché possano continuare a raccontare la loro storia.
Da anni Campagnola Restauro affianca antiquari e collezionisti nelle principali mostre italiane, portando in fiera un servizio che la restauratrice definisce con un sorriso «un pronto soccorso delle opere d’arte».
Durante gli allestimenti e gli spostamenti può infatti capitare che un dipinto, una cornice o un oggetto antico subiscano piccoli danni. È in questi casi che interviene il laboratorio, pronto a effettuare restauri immediati e a mettere a disposizione sofisticate tecnologie diagnostiche capaci di indagare ciò che l’occhio non vede.
Lampade speciali, analisi dei materiali e strumenti scientifici aiutano infatti antiquari e collezionisti a conoscere meglio le opere, verificarne lo stato di conservazione e, in alcuni casi, supportarne l’attribuzione.
Un lavoro fatto di competenza, studio e passione, maturato in anni di esperienza e collaborazioni con il Ministero della Cultura. Tra i ricordi più emozionanti della restauratrice c’è il restauro del celebre Ragazzo col berretto di Van Gogh, eseguito in condizioni di massima sicurezza e sotto il microscopio.
«Ogni opera è un mondo da scoprire», racconta. «Prima ancora di restaurarla bisogna imparare ad ascoltarla.»