«Bibliofilo, cioè intenditore di libri e quindi persona che ama anche raccoglierli, soprattutto se rari, antichi; persona che diventa bibliomane quando il diletto eccede e diventa mania. Quando acquista un libro il bibliofilo lo fa perché è entrato in un magico, armonico rapporto con un oggetto vivo, che in quel momento esiste proprio per lui. È una interazione vitale, una sorta di matrimonio, di legame indissolubile, insondabile e inconfondibile destinato a perpetrarsi nel tempo. Il bibliomane, invece, vede nel libro soprattutto un oggetto da collezione, che deve far parte di una raccolta significativa quasi esclusivamente per l’interesse esteriore che può presentare.» (Gianfranco Dioguardi)
Il libello “Varie Avvertenze Utili, e necessarie agli Amatori de’ buoni Libri, disposte per via d’Alfabeto” dell’abate ed editore padovano Gaetano Volpi, pubblicato nel 1756, riedito da Sellerio nel 1988 con un ampio commento di Gianfranco Dioguardi sotto il titolo “Del furore d’aver libri”, costituisce un prontuario e una guida alla scelta, conservazione e raccolta dei libri come oggetto di culto e rivela notizie, costumi e curiosità del tempo, ma dimostra anche come l’umanità, le sue consuetudini e i suoi vizi cambino poco col mutar dei secoli.
Ne proponiamo di seguito alcune voci.

CANI. Convien bandirli affatto dalle Librerie, atteso il loro istinto d’alzar la gamba nell’orinare; principalmente dove le scanzìe sono quasi fino in terra; essendo a’ Libri perniciosissima la loro orina. Vedi ORINA.

CAPRETTI. Delle pelli di essi, e massime qui in Italia, di Fabbriano, si fanno elegantissime coperte a’ Libri. Vedi MEMBRANA.

CARTE ANTICHE. Molto per lo più migliori delle moderne, massime quelle dall’Invenzion della Stampa fin al 1500 essendo pure, ben trite, sode, e candide: dal 1500 al 1600 pur buone, benché più sottili; dopo un tal tempo se ne fecero in gran quantità di deboli, fosche ed impure, e non sostenenti la scrittura. Le prime e le seconde essendo macchiate tollerano la lavazione; le terze, poco, o niente; principalmente molte de’ nostri tempi, affatto senza colla, e sottili a guisa di tele di ragno; e ciò non ostante sono tutte carissime; credendosi che ciò proceda dall’eccessivo prurito di stampare che oggidì da per tutto alligna.

COPERTE Dl PERGAMENA. Quando le Pergamene sien belle, asciutte, ed immacolate, sono la materia più atta, e a proposito d’ogn’altra per coprir Libri; mentre se col tempo si sporcano, con facilità si mondano, e diventano come nuove. Le Ollandesi son belle a maraviglia: le Fabbriane in Italia sono anch’esse assai nitide e decorose.

COPERTE Dl PERGAMENA SCRITTA. Le Pergamene scritte o d’ambe le parti, o tuttavia da una sola (da cui già traspar la scrittura) sono vilissime, adoprate o da spilorci, o da poveri Religiosi, o da ignoranti; da’ quali Dio sa quanti preziosi Manoscritti furono perciò manomessi, e straziati! e screditano i buoni Libri; come gli eccellenti Quadri dalle rozze cornici vengono screditati.

COPERTE SPORCHE, O LACERE. Queste pure avviliscono i Libri, e le Librerie, e mostrano il pessimo gusto de’ possessori degli uni, e dell’altre; e ciò si dice generalmente, potendosi di ciò dare una qualche eccezione, come si vede in S. Filippo Neri, che interrogato perché comperasse Libri mal legati, solea rispondere di comperar Libri, non affetti. S. Carlo però, suo amicissimo, facea legare i Libri Sacri sontuosamente.

GATTI. Questi infestano le Librerie col natural loro vezzo di aguzzarsi l’ugne principalmente sulle carte godendo di quel fragore che in ciò da esse si forma; graffandole spesso malamente: e colla loro pestilente orina: benché da un altro canto, le tengano riguardate da’ sorcj, d’essi ancor più dannosi. Il Petrarca perciò tenea carissima una sua Gatta, il cui scheletro, celebrato con versi, ancor si vede in Arquà, Villa del Padovano, nella casa già da esso abitata.

INSETTI. Tenendo i Libri aperti, restano esposti all’infestazione, e alle ingiurie di varj insetti, e principalmente delle sporche e insolenti mosche, che alle volte ricamano tutti i frontispicj di essi co’ loro escrementi; alcuni de’ quali facilmente si levano: altri riescono indelebili. I Naturalisti sapranno addurre di ciò la ragione.

LAPIS. Così si chiama volgarmente certa spezie di terra rossa, detta da’ Toscani Rubrica, la quale si sega in pezzetti sottili e bislunghi, e con essi resi acuti si scrive: ed è di varie sorte, come di color di piombo, e si chiama Lapis Piombino; e negro, e Lapis nero si appella. Molti segnano con questi qua e là i Libri, o ne’ margini, o fra le righe; e per lo più tai segni, che deformano non poco i buoni Libri, sono indelebili, mentre ricordano alcuni d’adoprare il pane bollente per toglierli, ma provato parecchie volte da me, e da altri, si esperimentò a ciò ineficace.

ODORI. I Libri di varj paesi odorano, a chi ciò avverte, diversamente. Quei d’Inghilterra hanno un odor grave e tetro, e così, presso a poco, ancor quei di Germania, benché diverso: migliore l’hanno quei di Francia, e d’Ollanda: poco sensibile quei d’Italia. Ciò provverrà forse principalmente dall’acque. Odori buoni o rei contraggono anche i Libri dal sito in cui da lungo tempo sen giacciono, come succede ne’ scrigni odorosi: o in luoghi terreni, nitrosi, rinserrati, e di cattiva aria, o vicini ad immondezze. Noi conserviamo un bel testo Greco di Sofocle in ottavo dal Colineo impresso in Parigi nel 1528, di gratissimo odore. Vedi le Lettere di S. Caterina da Siena in 4 di Venezia del 1562 spiranti soave fragranza.

ORPELLO. Volgarmente appellato stagnino, o stagnuolo, cioè stagno battuto in fogli, e tinto di varj colori, con cui s’usa d’ornare i Cerei Pascali. Pezzetti di questo io ho ritrovato più volte in ottimi Libri, postivi quasi per segno, attaccati in guisa alle carte, e cuoprenti lo stampato, che non valse industria alcuna per distaccarli totalmente, rimanendo da’ residui offuscate le lettere, e per conseguenza in que’ siti deformato il Libro, di fatta lebbra, e schifosa scabbia.

TABACCO. Erba usatissima a’ nostri tempi, benché sordida, e bene spesso sporcante le vesti; e massime i Libri con macchie indelebili. Confesso il vero, e in ciò la mia debolezza, io ho sempre temuto che i nostri Libri fossero danneggiati da’ cani, e da’ tabacchisti; quando i primi entrano nella Libreria, e gli altri ne aprono, e maneggiano i Libri, principalmente stampati in carta distinta, rari, e legati con eleganza.

TARLI. I tarli, cioè i loro perforamenti, quando sono interlineari, come si veggono per lo più; schifando essi a tutto loro potere l’amarezza dell’inchiostro tipografico; riescono accomodabili da’ più pazienti e diligenti amatori de’ Libri, come era il Signor Abate Verdani, che tanti ne ajustò: ma quelli che intaccano lo stampato, (de’ quali pur accade d’osservare) sono del tutto irremediabili.