Nel corso della Mostra Antiquaria sarà allestita la mostra “Alberi di santità”, esposizione di antichi Tanka tibetani “fuggiti” del monastero di Ganden, Tibet, nel 1959.
Sarà un’occasione unica per ammirare in anteprima europea queste opere d’arte. I thangka sono dipinti di soggetto religioso fissati su broccato e arrotolati fra due bastoni: la fabbricazione di un thangka è un atto di devozione che richiede cura, e attenzione; vengono utilizzati pigmenti rigorosamente naturali su una base di lino o cotone, disteso in una cornice di legno e reso rigido con la colla.
Per l’occasione, i monaci del monastero di Gaden Jngtse saranno ospitati a Pennabilli e realizzeranno un grande mandala di sabbie colorate. Il mandala è una delle espressioni più originali e simboliche dell’arte religiosa tibetana: rappresenta secondo i buddisti, il processo secondo cui il cosmo si è formato dal suo centro, attraverso un articolato simbolismo,e consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. Al termine del lavoro, dopo un certo periodo di tempo, il mandala viene semplicemente “distrutto”, spazzando via la sabbia di cui è composto, a ricordo della caducità delle cose e della forza distruttrice che dà di nuovo la vita.
La mostra testimonia lo stretto rapporto che lega Pennabilli al Tibet: fu infatti un frate marchigiano, Fra Orazio da Pennabilli, il principale evangelizzatore di quelle terre, dove giunse nel 1716 dopo un viaggio durissimo. Tra il frate e il Dalai Lama del tempo nacque un rapporto di reciproca stima: il frate fu autorizzato a costruire un convento a Lhasa e a predicare il cristianesimo, e nel periodi di soggiorno in Tibet compilò il primo vocabolario tibetano-italiano. Il legame tra Pennabilli e il Tibet è rimasto consolidato nel corso dei secoli: il Dalai Lama attuale è venuto in visita nel 1994 e nel 2005. Al rapporto tra cappuccini marchigiani e la cultura tibetana saranno dedicati numerosi eventi collaterali nel corso del mese di luglio, tra cui conferenze, proiezione di documentari ecc.
Pennabilli – Tibet 2008: il filo di una memoria lunga 300 anniE’ la memoria di fra’ Orazio da Pennabilli, il frate cappuccino, il lama testa bianca (maestro dalla mente bianca, pura) per come lo chiamavano i tibetani
Come ormai tutti sanno, qui a Pennabilli il Tibet è di casa perché fra Orazio da Pennabilli, nella prima metà del ‘700, era di casa in Tibet. La storia di fra’ Orazio in Tibet è l’esempio di rapporto pacifico e di rispetto tra religioni e culture diverse. Due visite del XIV Dalai Lama a Pennabilli (1994 e 2005), due eventi assolutamente fuori dal comune per la rilevanza mondiale del personaggio, testimoniano la bontà di questo rapporto.
In questo 2008 di grande sofferenza per il popolo tibetano vogliamo dichiarare la nostra amicizia e il nostro sostegno al popolo tibetano con una serie di eventi che racconteranno il Tibet attraverso la sua millenaria cultura e la situazione attuale.
La Mostra Antiquaria di Pennabilli; una delle grandi mostre antiquarie d’Italia, che come associazione culturale pennese opera per valorizzare il patrimonio culturale di Pennabilli e del Montefeltro, partecipa accogliendo al suo interno una preziosa mostra intitolata
ALBERI DI SANTITA’ composta di 42 Tanka Tibetane “fuggite” alla fine degli anni ’50 dal monastero di Ganden poco prima che venisse bombardato dall’aviazione cinese.
I thangka sono dipinti di soggetto religioso fissati su broccato e arrotolati fra due bastoni, il che li rende facilmente trasportabili, cosa essenziale in una terra di nomadi.
La fabbricazione di un thangka è un atto di devozione e il procedimento richiede una cura, un’attenzione ed una consapevolezza speciali. Il lino (oggi è comunemente usato il cotone) viene disteso in una cornice di legno e reso rigido con la colla. Viene successivamente ricoperto con una miscela di calcare e calce.
L’iconografia è contenuta entro misure strettamente matematiche.
Un reticolo è infilato nel thangka prima che si traccino con il carboncino i contorni a partire dalla divinità centrale per muovere, successivamente, verso l’esterno.
I pigmenti sono rigorosamente naturali: il blu si ricava dai lapislazzuli, il rosso dal cinabro e il giallo dallo zolfo.
Quasi tutti i thangka sono bruniti con un po’ d’oro e l’operazione finale consiste nell’applicare una copertura di broccato di tre colori e una “tendina” per protezione.
Ad integrare la mostra abbiamo chiesto a studiosi e religiosi di tenere una conferenza intorno a due conosciute tangka tibetane:
la ruota della vita e l’albero del lignaggio della scuola Gelupka. Il grande orientalista prof. Giuseppe Tucci avanzava l’ipotesi che la rappresentazione della “genealogia Gelupka” la scuola a cui appartiene il Dalai Lama, sia una tangka ispirata dall’albero serafico di san Francesco di Assisi e quindi fatta conoscere ai tibetani dai frati cappuccini missionari in Tibet
Altri ponti per il Tibet:il mandala: 7 monaci del monastero di Gaden Jangtse realizzeranno un mandala di sabbie colorate
Il mandala, che viene realizzato con infinita pazienza nei suoi minimi dettagli, è al tempo stesso una raffinata forma d’arte e uno strumento di meditazione e di preghiera.
Viene infine dissolto a simbolizzare il fondamentale principio buddista dell’impermanenza. Questo mandala verrà dissolto nel dicembre 2008
Presentazioni:
- Carlo Buldrini presenta il suo libro
LONTANO DAL TIBET- Edoardo Fazzioli presenta i discorsi più importanti di SS. il XIV Dalai Lama sul problema tibetano:
IL MIO TIBET LIBERO- Stefano Dallari, presenta il documento filmato
LA MARCIA DI RITORNO DEGLI ESULI TIBETANI, che ha realizzato in India al seguito dei tibetani in marcia verso il Tibet
Dopo la fuga, in India, della popolazione laica e religiosa, grazie all’opera instancabile del XIV Dalai Lama e grazie alla generosità del Governo Indiano, i profughi si spostarono nell’India del Sud, vicino al villaggio indiano di Mundgod che divenne – intorno alla metà degli anni sessanta – la loro residenza definitiva.
A tutt’oggi, i profughi continuano ad affluire a Gaden ed il numero di monaci e laici è cresciuto enormemente. Tra questi ci sono anche molti bambini che le famiglie tibetane non sono in grado di mantenere e che vengono inviati in Monastero per vivere una vita più dignitosa, per studiare e mantenere viva la tradizione religiosa e culturale del proprio tormentato paese.
Oggi, il Monastero di Gaden ospita una popolazione di circa 2500 monaci e quotidianamente deve fronteggiare situazioni di emergenza legate alla fornitura di cibo e all’assistenza sanitaria, a causa di questo esodo incontrollabile dei Tibetani in fuga dal loro Paese.
Gli eventi sono realizzati in collaborazione con
Associazione Italia-Tibet
www.italiatibet.orgAssociazione Orazio della Penna
www.oraziodellapenna.com Orientarsi, festival internazionale del benessere
www.orientarsifestival.com