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Dal
14 luglio al 26 agosto 2001, Teatro Vittoria
Fratelli
De Marchi "Il
Mistero, il Volto, la Maschera"
Le
maschere ci attraggono con le loro fantasmagorie cromatiche, sanno stupirci in
quella cupa esasperazione dei tratti, ci fanno pensare per la loro estaticità
espressiva... e talvolta ci spaventano . Attribuiamo virtù magiche alle
maschere proprio come i nostri
progenitori,
quasi istintivamente siamo portati a ritenere che una maschera non sia solo un
calco, un segno identitario di appartenenza o disposizione, ma qualcosa di più
profondo che da una dimensione che da una dimensione lontana possa, in un modo
non troppo chiaro e attraverso gli impercettibili fili del destino, modificare
il nostro futuro. La maschera perciò non è mai neutra, entra prepotentemente
in rotta di collisione con le nostre
paure e i nostri desideri più profondi, proprio nel suo ricambiare il suo
sguardo, nel riflettere come in uno specchio oscuro immagini che solitamente
riposano nei fondali dell’inconscio. La tradizione ci ha consegnato un
articolato catalogo di maschere, frutto multiculturale di significazioni
profondamente diverse a seconda delle differenti culture: dai miti delle origini
all’integrazione dei defunti, dall'appropriazione iniziatica della virtù
animale al desiderio di costruire ibridazioni con dominio spirituale. Per
riflettere su questo argomento consiglio un libro “L’arte della maschera”
(edizioni Biblos) curato dai fratelli De Marchi con due importanti saggi
introduttivi di Carla Chiara Frigo e Dino Formaggio che ci trasportano nel fanta stico
mondo delle maschere inquadrando il fenomeno di quest’arte millenaria sia da
un punto di vista antropologico che da un
punto di vista
artistico. La mostra presenta i lavori realizzati dai fratelli De Marchi,
virtuosi nella capacità di interpretare con tratti vividi e immediati la
tradizione iconografica di quest’arte ma nello stesso tempo di immaginare
nuovi filoni di ricerca
e quindi di osare il difficile campo della sperimentazione applicata alla
contemporaneità. Non possiamo non rimanere stupiti di fronte al lavoro di
questi artisti e alle loro maschere di “indecifrabile espressione”, per
usare la parole di Federico Fellini che già verso la fine degli anni Ottanta
aveva avuto modo di appezzare la creatività vitale e ammaliante che
inevitabilmente lasciavano trasparire.
Gerardo
Filiberto Dasi
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